1° Maggio “Pensare insieme al lavoro per uscire dalla crisi”

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“E al popolo stava a cuore il lavoro” – Primo Maggio 2021 – Festa di San Giuseppe Lavoratore

Il mondo del lavoro, in questi anni, ha attraversato una crisi economica e sociale profonda e gravissima determinata da cambiamenti e trasformazioni epocali spesso fuori controllo. Su queste l’impegno delle ACLI è sempre stato determinato.  L’ulteriore impatto della pandemia è stato, e sarà purtroppo, ancora più duro.  Molti saranno portati a pensare che, il prossimo 1° Maggio, non ci sarà molto da festeggiare, specie di fronte a chi è senza un lavoro; a chi, pur essendo occupato, deve subire condizioni di sfruttamento o forte instabilità o discriminazione sempre più esplicite; a chi per il lavoro ha perso la vita; a quanti giovani, donne, persone fragili hanno visto diminuire notevolmente la possibilità di trovare un lavoro.  Non resta neppure più la speranza! Problemi e sentimenti che le ACLI comprendono bene.

Proprio per questo, oggi più che mai, dobbiamo porre il LAVORO come tema centrale del nostro impegno associativo, perché siamo più che mai consapevoli che rappresenti per ogni persona appartenenza, inclusione, riconoscimento, dignità; in una parola diritto di cittadinanza, diritto alla vita.  In questa giornata del 1° Maggio, e nel tempo che seguirà, ci sentiamo impegnati a leggere, diffondere per realizzare il messaggio dei Vescovi italiani:

«E al popolo stava a cuore il lavoro» (Ne 3,38). Abitare una nuova stagione economico-sociale” L’invito che ci viene fatto è di non lasciarci vincere dalla rassegnazione, bensì di attivarci con impegno rinnovato mediante segni concreti che costruiscano il bene comune.

I Vescovi ci ricordano quanto la terribile pandemia abbia messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico. Nel mondo del lavoro si sono aggravate le diseguaglianze esistenti e si stanno creando nuove povertà. Molta, troppa disoccupazione, che non potrà che diventare drammatica quando verrà tolto il blocco dei licenziamenti. La riflessione dei Pastori ci sprona nel nostro impegno di solidarietà, già manifestato nei mesi passati, per costruire attraverso i circoli forti legami con le persone che si trovano in difficoltà e per riempire la solitudine di quanti lasciati soli: anziani, disabili, disoccupati, stranieri. Riscoprendo così la nostra umanità!

Nello stesso tempo, portando la nostra attenzione ai lavoratori irregolari e coinvolti nel lavoro nero, che accentua una condizione disumana di sfruttamento, affermiamo che non basta offrire solidarietà, bisogna chiedere giustizia! Denunciamo che un mercato esclusivamente centrato sul denaro, sul guadagno ad ogni costo, fa accettare lavori non degni, che spesso umiliano l’uomo e distruggono l’ambiente. Riconosciamo l’insostenibilità dei ritmi di lavoro quando non si conciliano con la vita personale, affettiva e familiare. I costi che paghiamo sul piano relazionale, della salute, degli equilibri psichici quando ci è chiesto di essere solo e sempre performanti e solo produttivi (e su questo soltanto essere valutati!), sono troppo alti perché da un lato mettono al margine i più deboli, i più fragili (gli scarti), dall’altro progressivamente logorano le persone e ci proiettano in una società incivile e invivibile, in cui annullando le relazioni personali, ci troviamo sommersi da paure e ansie

Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi” ci ricorda Francesco. Allora occorre impegnarci   perché si realizzi un modello di lavoro centrato davvero sulla persona. Potremmo così diventare “imprenditori del nostro tempo”, cioè più capaci di ripartirlo in modo armonico tra esigenze di lavoro, di formazione, di cura delle relazioni, della famiglia, della vita spirituale, del tempo libero.

Si. È importante festeggiare il 1° Maggio perché per noi significa fare della consapevolezza dei problemi un impegno comune. La festa, per noi cristiani, è soprattutto un fatto sociale, esperienza dell’intero gruppo umano che sperimenta il proprio senso di appartenenza e condivide un ethos comune.

Dobbiamo festeggiare, perché mentre continuiamo a ricordare le grandi conquiste del mondo del lavoro degli anni passati, assumiamo l’impegno e la responsabilità per un cambiamento del lavoro necessario e possibile.

Il lavoro è un atto di coraggio quotidiano, personale e collettivo: incarna e reclama una ripartenza che abbracci realmente tutti e permetta una profonda conversione ecologica, sociale e civile. Per queste ragioni, per uscirne migliori, per avere il coraggio di cambiare, buon Primo Maggio 2021 amici delle ACLI!!!

Mario Tretola – Presidente Regionale ACLI Piemonte

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