Decreto Flussi, svolta sui migranti: in Italia aumentano i permessi di lavoro rispetto al passato

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Dopo molti anni di stallo, si sblocca l’immigrazione da lavoro in Italia è dunque una spinta innegabile per tirare fuori dal limbo i lavoratori stranieri e gli imprenditori italiani che ne richiedono l’opera a gran voce, per molti è poco, per altri sarà troppo, ma alla base di tutto c’è che le aziende sono alla ricerca di forza lavoro, strano vero? Per tanti imprenditori è ormai una misura urgente, perché la mancanza di manodopera qualificata e disposta ai mestieri più pesanti si sta rivelando un freno alla ripresa.

Mancano almeno 100 mila addetti per realizzare i progetti del Recovery Plan, e se mancano vuol dire che gli attuali non bastano o non si presentano alle chiamate. Coldiretti insiste da mesi per questo decreto flussi. E Paolo Agnelli, presidente della Confederazione dell’industria manifatturiera italiana, sbotta: «Non ne bastano 81 mila, servono almeno 100 mila permessi – dice -. Sappiamo bene che in Italia non si trovano persone disponibili». Di recente proprio Agnelli aveva individuato in Albania trenta persone da assumere nella sua trafileria di alluminio in Val Chiavenna, ma è stato bloccato dalla questura per l’impossibilità di concedere permessi di lavoro.

Ma torniamo al provvedimento firmato da Mario Draghi, il decreto della presidenza del Consiglio sui flussi 2021, che prevede un numero di permessi più che raddoppiato rispetto agli ultimi sei anni ne parliamo con Mariano AMICO – Direttore del Patronato ACLI e Amministratore del Sistema delle ACLI di Alessandria.

Direttore che cos’è il decreto flussi e cosa prevede? Il decreto flussi è un provvedimento che ogni anno viene emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo aver sentito i ministri interessati e le competenti Commissioni parlamentari. Il provvedimento definisce, in base al documento programmatico triennale relativo alla politica dell’immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato, per lavoro subordinato (anche stagionale) e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione temporanea eventualmente disposte. Il decreto flussi è quindi un provvedimento molto importante perché è in base alle quote in esso definite che vengono rilasciati i visti d’ingresso per lavoro subordinato, anche stagionale e per lavoro autonomo.

 

Come vengono determinati i flussi? La determinazione dei flussi di ingresso è regolata dall’art. 19 della legge n. 40/1998, il quale stabilisce infatti che l’ingresso nel territorio dello Stato per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, e di lavoro autonomo, avviene nell’ambito delle quote di ingresso stabilite con uno o più decreto flussi.

Decreti con i quali i nostri ministri degli esteri, dell’interno e del lavoro, possono anche assegnare quote preferenziali di ingresso a cittadini di stati extra europei con i quali siano intervenuti accordi proprio in materia di regolamentazione dei flussi e di procedure di riammissione. Accordi con i quali possono anche essere definiti flussi specifici anche per i lavori stagionali.

I decreti flussi devono naturalmente tenere conto, nel definire il numero dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro da rilasciare, dell’andamento dell’occupazione e dei tassi di disoccupazione a livello nazionale e regionale, così come del numero dei cittadini stranieri extra UE iscritti nelle liste di collocamento.

Cosa prevede il Decreto flussi 2021? Il decreto flussi 2021 (emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri il 21 dicembre 2021 e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), ammette nel territorio dello Stato 69.700 unità di cittadini extraeuropei. Di questi 27.700 come lavoratori autonomi e subordinati non stagionali soprattutto nei settori dell’edilizia e autotrasporto.

Nell’ambito delle suddette 27.700 unità, il decreto stabilisce che è possibile convertire in permessi di soggiorno per lavoro subordinato:

  • 4.400 permessi di soggiorno per lavoro stagionale;
  • 2.000 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale;
  • 200 permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’UE.

Saranno invece convertibili in permessi di soggiorno per lavoro autonomo:

  • 370 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale;
  • 30 permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’UE.

Le varie quote per lavoro subordinato stagionale e non stagionale verranno poi ripartite dal Ministero del lavoro agli Ispettorati territoriali del lavoro, le Regioni e le Province autonome.

Rispetto all’ultimo decreto flussi, pubblicato nell’autunno 2020, non ci sono particolari novità, la quota massima è effettivamente raddoppiata ma il decreto è ampiamente in ritardo rispetto alla canonica programmazione. Oltre ai soliti settori, si conferma il mercato dei flussi aperto all’edilizia – in evidente ricerca di manodopera a seguito dei bonus – e all’autotrasporto. Assente il settore colf-domestico-assistenza che era stato chiamato in causa in particolare nella disastrosa “sanatoria 2020“.

I datori di lavoro interessati a stipulare contratti di lavoro in base al decreto flussi devono presentare domanda in modalità telematica, dal sito del Ministero dell’Interno rivolgendosi previo appuntamento presso i nostri uffici del Patronato ACLI nella provincia di Alessandria. Le domande possono essere precompilate dal 12 gennaio 2022 ed inviate a partire dal 27 gennaio sino al 17 marzo.

 

Ma cosa deve fare il lavoratore interessato? Per il lavoratore resta ancora in vigore l’obbligo – previsto dalla legge Bossi-Fini sull’immigrazione – di trovarsi al momento della chiamata nel paese di origine, il che significa, paradossalmente, che chi lavora già in Italia per poter essere assunto a tempo determinato deve prima fare rientro in patria.

Ma facciamo prima un’analisi di contesto al 1° gennaio 2020 sono 42,7 milioni (l’8,3% della popolazione totale) gli stranieri regolarmente soggiornanti nella U e a 27 più il Regno Unito. I tre quarti della popolazione straniera sono concentrati nei cinque paesi più popolosi: Germania (10,4 milioni; il 24,3% del totale degli stranieri residenti nel continente); Regno Unito (6,171 milioni; il 14,5% del totale degli stranieri residenti); Spagna (5,226 milioni; il 12,2% del totale degli stranieri

residenti); Francia (5,137 milioni; il 12,0% del totale degli stranieri residenti); Italia (5,039 milioni; l’11,8% del totale degli stranieri residenti).

Nei cinque paesi con il maggior numero di abitanti l’incidenza della popolazione straniera sul totale della popolazione residente oscilla tra il 7,6% della Francia e il 12,5% della Germania.

Più in generale, considerando l’intero continente europeo, pur avendo dimensioni demografiche minori, diversi paesi presentano incidenze più elevate di stranieri regolarmente soggiornanti: in Lussemburgo il 47,3% della popolazione totale è formato da stranieri; un quinto della popolazione totale a Malta è composta da stranieri; lo stesso dato è pari al 18,1% a Cipro, mentre in Austria e in Estonia l’incidenza degli stranieri scende, rispettivamente, al 16,6% e al 15,0%. L’Italia, con una quota pari all’8,4% (Figura 1.1), si colloca al 15° posto per incidenza della popolazione straniera.

Il Direttore Mariano Amico continua affermando che “…i bassi numeri dei decreti flussi non dipendevano dal mancato fabbisogno di manodopera straniera al contrario il ridotto impiego di flussi ha spinto verso l’utilizzo di altri canali di ingresso: cittadini comunitari, sbarchi, ricongiungimenti familiari, visti turistici. In linea di massima in Italia per lavorare si entra da clandestini o da turisti e ci si nasconde, in attesa che succeda qualcosa. Ora il provvedimento del governo si colloca in un momento reso più delicato dal fallimento della sanatoria 2020: una politica incapace di volgere in positivo il binomio migrazione-lavoro, il provvedimento aveva l’ambizioso obiettivo di fare uscire dall’invisibilità centinaia di migliaia di irregolari, ma in città come Roma, Napoli o Milano è stata praticamente nulla. Contro i flussi non manca chi agita l’argomento legato al reddito di cittadinanza (mettere al lavoro i percettori italiani, anziché aumentare i flussi stranieri), ma anch’esso appare fragile: solo un terzo dei beneficiari è impiegabile e anche quella quota (1,1 milioni di persone) ha spesso competenze ridotte ed è restia a spostarsi dal Sud verso le aree del Nord oggi più carenti di manodopera. Per essere coerente e per non limitarsi alla gestione dell’emergenza il Governo dovrebbe quindi ampliare il decreto flussi anche all’obiettivo dell’emersione dei rapporti di lavoro illegali. Non con lo strumento della sanatoria, ma concentrandosi su definiti settori e contesti geografici in accordo con le parti firmatarie dell’impegno alla trasparenza e al rispetto dei contratti di lavoro”. Alla fine non resta che la realtà, con cui fare i veri conti.

Servizio Comunicazione Patronato ACLI Alessandria

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