Rapporto di Save the Children sui minori immigrati

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87808992_save_the_children_rapporto_78il servizio Immigrazione del Patronato Acli di Alessandria fa sapere che dal rapporto di Save the Children è emerso che nel primo trimestre del 2014 sono sbarcati in Italia novemila minori, che hanno viaggiato almeno un anno per arrivare sulle nostre coste, molti provengono dalla Siria. In fondo si dice che nelle guerre chi soffre di più sono sempre i più deboli e i bambini sono i deboli tra i più deboli.

Il rapporto di Save the Children si intitola “L’ultima Spiaggia. Dalla Siria all’Europa, in fuga dalla guerra” in quanto la maggior parte dei minori accompagnati, prima soccorsi e poi sbarcati, sono bambini siriani, con un’età media di 5 anni ma anche molto piccoli. Tutti questi bambini e ragazzi fuggono insieme alle loro famiglie da una guerra iniziata 3 anni fa. La Siria è il secondo principale Paese di provenienza dei migranti arrivati in Italia (6.620 su 41.243 fino a maggio 2014), preceduta solo dall’Eritrea, ma è il primo Paese se si considerano soltanto i minori in nucleo familiare.

I dati dell’ufficio statistico europeo, Eurostat, dimostrano che nel 2013 i Paesi Ue hanno concesso lo status di protezione a 135.700 richiedenti asilo, contro i 116.200 del 2012. Più del 70% dello status di protezione è stato accordato in cinque Stati: Svezia (26.400); Germania (26.100); Francia (16.200), Italia (14.500) e Regno Unito (13.400). Negli ultimi cinque anni oltre 570mila richiedenti hanno ottenuto la protezione. Tra i principali beneficiari: siriani (35.800, 26%), afghani (16.400, 12%) e somali (9.700, 7%).

I paesi europei del nord e centro Europa – scrive Save The  Children – in particolare Svezia, Norvegia, Germania e Svizzera, sono  la meta finale di queste famiglie, che non vogliono restare in Italia, ma proseguire il loro viaggio per raggiungere familiari o amici che  hanno trovato condizioni di accoglienza e integrazione dignitose in  quei paesi. Tendono ad abbandonare il prima possibile i centri di  prima accoglienza in cui vengono trasferiti dopo lo sbarco sulle  nostre coste, possibilmente senza farsi identificare dalle autorità  italiane, per il timore, una volta raggiunto il paese europeo, obiettivo finale del loro viaggio, di essere rimandati indietro in  Italia, primo paese di ingresso nell’Ue, come prevede il Regolamento  Dublino”.

Save the Children riporta quanto, nei mesi scorsi, il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico ha sostenuto: “con l’operazione Mare nostrum abbiamo dimostrato che è possibile costruire un’alternativa rispetto alle morti in mare. Quella politica va resa permanente. Siamo convinti che l’agenzia Frontex debba non solo tutelare le frontiere ma garantire i soccorsi in mare, è però necessario che l’Europa nel suo complesso non metta solo a disposizione soldi ma costruisca una politica che sappia parlare al Mediterraneo e all’Africa in particolare“.

Il Direttore – Mariano Amico

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