OCSE: in Italia aumenta il divario tra ricchi e poveri

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161408528_235519261_euro31Il Patronato Acli informa che da una recente indagine dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) risulta che in Italia la crisi pesa soprattutto verso il basso, verso le fasce più deboli, in particolare i giovani. I dati dell’indagine dimostrano che in Italia la forbice tra le persone ricche e le persone povere si allarga sempre più: i ricchi guadagnano sempre di più e in egual misura aumenta anche la povertà. Il 10% della popolazione più ricca detiene almeno dieci volte di più di quello che ha il 10% della popolazione più povera.

Un altro dato molto significativo dell’indagine è che negli ultimi decenni è anche diminuito il rischio povertà per gli anziani perché coincide con l’aumento del rischio povertà per le fasce più giovani della popolazione in questi ultimi anni di crisi economica. Un italiano su dieci (nel 2007 il rapporto era di 1 a 9) detiene un quinto della ricchezza complessiva, esattamente il 10% più ricco della popolazione detiene il 24,4% del reddito nazionale disponibile. Insomma crescono le diseguaglianze, si moltiplicano, così i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Lo studio Ocse fa riferimento agli anni 2011 e 2012. Secondo l’’indagine di Bankitalia il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (45,7% nel 2010). La quota di famiglie con “ricchezza negativa” è invece aumentata al 4,1% dal 2,8% del 2010. La concentrazione della ricchezza è pari al 64%. Secondo l’Ocse il 10% della popolazione più povera detiene solo il 2,4% del reddito nazionale, ricordando il 24,4% del 10% dei più ricchi. Il divario è elevato, oltre 30 punti percentuali, anche tra il 20% più ricco, che nel periodo esaminato ha incamerato il 39,3% del reddito nazionale disponibile, e il 30% più povero, che si è fermato al 7,1%.

È aumentata anche la percentuale dei nuclei familiari che vivono con meno della metà del reddito medio nazionale. Nel 2007 era all’11,9%, e negli anni centrali della crisi è salita, toccando nel 2010 un picco del 13%, per poi ridiscendere leggermente, al 12,6%, nel 2011. Negli anni ‘80, il rischio massimo di povertà era per gli anziani (tasso di povertà era oltre 180% di quello medio nazionale), mentre i giovani erano a 104,4% (under 18) e 90,4% (18-25 anni). Nel 2007 abbiamo un tasso di povertà a 130% della media generale per i giovanissimi, 105% per i giovani e 124% per gli over 75. Nel 2011 il tasso di povertà tra gli anziani è appena oltre l’80% di quello medio, mentre quello di under 18 e under 25 è salito rispettivamente a 137,5% e 104,4%.

Infine è importante ricordare che gli ultimi dati di Eurostat indicano l’Italia come seconda nell’Unione Europea per aumento delle tasse nel 2012. Tra il 2011 e il 2012 l’Italia è in Europa il paese che, dopo l’Ungheria, ha conosciuto l’aumento maggiore della tassazione rispetto al pil, passando dal 42,4% al 44%. L’Italia è al sesto posto nell’Unione Europea della classifica dell’imposizione fiscale.

Il Direttore – Mariano Amico

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