Cosa succede se non ritiro una raccomandata?

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L’avviso di giacenza della raccomandata viene lasciato nella cassetta postale quando il postino non trova il destinatario a casa. L’avviso serve a segnalare la tentata consegna e informa della disposizione di 30 giorni per recarsi all’ufficio postale per richiedere la raccomandata. Ma cosa succede se non la si ritira?

Prima di tutto, si corre un forte rischio di non potersi tutelare da eventuali richieste illegittime. La raccomandata non ritirata si considera consegnata facendo scattare una “presunzione di conoscenza”, prevista dalla Legge per evitare il sottrarsi da obblighi giuridici. Pertanto, la raccomandata “produce effetti” nel momento in cui il postino la immette nella buca delle lettere e rilascia l’avviso (e per questo conviene ritirarla il prima possibile).

Nonostante gli effetti immediati, la busta resta in ufficio postale per 30 giorni entro i quali il destinatario, come già scritto, può recarsi a ritirarla all’ufficio postale per conoscerne il contenuto.

La raccomandata non produce effetti senza l’avviso di giacenza, ma nel caso questo venisse smarrito (es. in caso di furto) la raccomandata si considera ugualmente conosciuta.

Dopo i 30 giorni menzionati prima, scatta la “compiuta giacenza” e la busta con la raccomandata torna al mittente con questa dicitura in modo che questi abbia un’ulteriore prova materiale del fatto che il destinatario non ha voluto ritirare la busta.

Che succede se non posso ritirare la raccomandata? Chi non può ritirare la raccomandata perché è in vacanza o è partito non è giustificato dalla Legge. Egli deve predisporre una delega (a un parente, un amico, un vicino di casa, al portiere) per il ritiro della corrispondenza che, in ogni caso, si considera altrimenti ricevuta. L’unico caso in cui è ammessa una giustificazione è per l’oggettiva impossibilità di ritirare la posta, come nell’ipotesi di persona ricoverata d’urgenza in ospedale che non sia in condizioni di organizzare i propri affari (si pensi a una persona in coma).

Che succede alle raccomandate se mi trasferisco? Nel caso si cambia l’indirizzo, si deve comunicarlo all’ufficio anagrafe del proprio Comune o, se questo cambia, del nuovo Comune di destinazione. In assenza di tale comunicazione, le raccomandate vengono ugualmente depositate presso l’ufficio postale (in questo caso non verrà immesso l’avviso di giacenza nella buca delle lettere) e si considerano comunque conosciute, sicché producono i loro effetti. Questa procedura viene attivata tutte le volte in cui una persona è irreperibile. Se invece si fa il cambio residenza, la notifica fatta al vecchio indirizzo non ha valore, salvo si tratti di atti provenienti dall’Agenzia delle Entrate per i quali il cambio dell’indirizzo ha efficacia solo dopo 30 giorni dalla variazione anagrafica. Quindi nel mese successivo al trasferimento il contribuente dovrebbe sempre controllare che non gli siano arrivate raccomandate dal fisco. Egli però potrebbe evitare questo incomodo informando l’Agenzia delle Entrate (con raccomandata o PEC) del proprio trasferimento

Che succede se non c’è il mio nome sulla cassetta delle lettere? Non si ricorre a sanzioni, ma il postino, non trovando nessuno all’indirizzo, dopo aver effettuato verifiche, potrà lasciare l’atto in giacenza secondo la procedura delle persone irreperibili con deposito della raccomandata presso l’ufficio postale.

Come conoscere il contenuto della raccomandata? È impossibile conoscere il contenuto della raccomandata, ma è possibile farsi un’idea del mittente leggendo l’avviso di giacenza. Questo contiene infatti i cosiddetti codici raccomandata dai quali è possibile risalire alla natura dell’atto.

E gli atti giudiziari? In caso di atto giudiziario, multa, cartella esattoriale o accertamento dell’Agenzia dell’Entrate le regole sono diverse: il destinatario ha 6 mesi di tempo per ritirare l’atto presso il Comune (se il notificante è l’ufficiale giudiziario o il messo comunale) o presso l’ufficio postale (se il notificante è il postino). Altrimenti, alla scadenza, vi è la “compiuta giacenza”. Se il soggetto notificante non trova il destinatario dell’atto né vi sono conviventi disposti a ritirarlo per suo conto, immette l’avviso di giacenza nella cassetta delle lettere in cui dà avviso del tentativo di notifica e della possibilità di ritirare la busta presso l’ufficio postale o la Casa comunale. Il destinatario riceverà poi una seconda raccomandata: la cosiddetta CAD (Comunicazione di Avvenuto Deposito o anche detta “raccomandata informativa”), ovvero un documento redatto dal postino o dall’ufficiale giudiziario che ha effettuato il tentativo di consegna ed è lavorato come una raccomandata ordinaria con ricevuta di ritorno. La CAD non è che una ripetizione dell’avviso di giacenza e serve a informare il destinatario del tentativo di notifica. A questo punto si possono verificare le seguenti ipotesi:

  • se la raccomandata viene ritirata prima di 10 giorni dall’invio della CAD, la stessa si considera ricevuta nel giorno stesso in cui viene ritirata;
  • se la raccomandata viene ritirata dopo 10 giorni dall’invio della
    raccomandata informativa, la stessa si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio della stessa;
  • se la raccomandata non viene mai ritirata si considera ricevuta il decimo giorno dall’invio della stessa.

Quindi in questo caso, a differenza di quanto avviene con le comuni raccomandate, si può ritardare gli effetti della notifica di massimo 10 giorni oltre i quali l’atto giudiziario si considera sempre conosciuto.

Conclusioni Meglio sempre ritirare le raccomandate il prima possibile dato che si ritengono conosciute e producono i loro effetti con la consegna nella buca delle lettere ed entro massimo 10 giorni dall’invio della seconda raccomandata informativa (CAD) nel caso di atti giudiziari, multe, cartelle di pagamento, avvisi fiscali.

Servizio Comunicazioni Patronato ACLI Alessandria

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